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Che cos’è il Programmatic Advertising

Si tratta di una strategia di digital advertising, ovvero di pubblicità digitale. Chiunque, navigando tra una pagina e l’altra sul web, si imbatte in banner pubblicitari di diverse dimensioni, stili e formati. Non è un caso che quegli annunci si trovino esattamente in quello spazio e in quel determinato momento. Quell’annuncio è rivolto proprio a voi perché rientrate nel suo target di riferimento. Calma. Nessuno vi sta spiando. Ma, come vedremo nel prossimo paragrafo, comunicare i propri interessi è inevitabile quando si naviga online. 

Il Programmatic Advertising permette di programmare, per definizione, la campagna pubblicitaria digitale per far sì che il messaggio giunga ad un pubblico specifico. L’obiettivo dell’impresa è catturare l’attenzione dell’utente e trasformarlo in potenziale cliente. Per questo motivo il procedimento risulta molto delicato: il pubblico va profilato correttamente, altrimenti si rischia il fallimento della campagna.

Tre elementi chiave per una campagna di Programmatic Advertising

Partiamo dai dati 

Da un po’ di tempo a questa parte si sente spesso dire “data is the new oil”, “i dati sono il nuovo petrolio”. Analizzare i dati è fondamentale prima di partire con la campagna, perché ci aiuta a conoscere alla perfezione il nostro pubblico. Possono essere dati comportamentali o sociodemografici: i primi rispecchiano il comportamento che assumono gli utenti sul web, i secondi le loro caratteristiche sociali e geografiche. 

Grazie alle tracce lasciate online dagli utenti, siamo in grado di ricostruire un ritratto digitale molto accurato. E su queste basi si costruisce una campagna di Programmatic Advertising. Una volta raccolti i dati necessari, la campagna è erogata. 

Un target di qualità

Come abbiamo appena visto, la scelta del target è il cuore di una campagna di Programmatic Advertising. Indirizzare il messaggio pubblicitario ad un giusto lead significa avere più probabilità che esso lo riceva e si trasformi in ROI (Return On Investment) per l’impresa che ha avviato la campagna. 

Programmare una campagna digitale efficace significa investire sulla qualità del target e non sulla quantità. Un messaggio visualizzato da un elevato numero di utenti misti ha meno probabilità di colpire rispetto ad un altro visualizzato da meno utenti che, al contrario, sono potenzialmente interessati. Se, ad esempio, il mio intento è quello di promuovere un pacchetto vacanze in crociera, avrò più successo recapitando l’annuncio a pochi amanti del mare piuttosto che a tanti amanti della montagna.

Che ruolo hanno le piattaforme?

L’attività del Programmatic Advertising si svolge interamente sulle piattaforme digitali. Più precisamente, sono tre quelle in cui viene gestita la campagna. La DMP (Data Management Platform) gestisce i dati sia di prime che di terze parti, necessari per la selezione del target. La DSP (Demand-Side Platform) è adibita alle imprese che intendono acquistare spazio pubblicitario. Infine, la SSP (Supply-Side Platform) è utilizzata dai publisher per la vendita di spazi all’interno delle proprie pagine web. Queste tre piattaforme operano in contemporanea l’una all’altra al fine di gestire dati e spazi digitali per le campagne. 

Perché scegliere il Programmatic Advertising?

Questa tipologia di campagna prevede diversi punti forti. Due di essi li abbiamo già implicitamente definiti. Investire in una campagna di Programmatic Advertising significa disporre di dati relativi al comportamento e alla struttura del proprio pubblico.

Inoltre, avere la possibilità di recapitare il messaggio ad un lead di qualità è sicuramente un valore aggiunto di questa strategia. 

A questi fattori se ne aggiunge un terzo: il costo contenuto della campagna. Rispetto a quelle tradizionali di OOH (Out Of Home), il digitale permette di raggiungere efficacemente gli obiettivi prefissati anche a chi dispone di un budget più ridotto.

 

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